Dal franchising delle telco al food: la strategia del multi-unit franchisee (o Mumbo) con diversi brand, da oltre 100 punti vendita

Di Elena Delfino 

Settecento dipendenti, oltre cento punti vendita distribuiti tra telecomunicazioni, energia e ristorazione. Numeri importanti per Francesco Torcasio, fondatore di T Holding Group e uno dei più grandi Multi-Unit Multi-Brand Operator, i cosiddetti MUMBO, del centro-sud Italia. Ma ciò che colpisce non sono solo i dati: è l’approccio al lavoro di un imprenditore che si definisce ancora “il primo dipendente” della sua azienda.

Qualche giorno fa è venuta a lavorare con me in KFC una ragazza che viene dalla concorrenza di un famoso fast food“, racconta Torcasio. “Mi ha detto: la cosa che mi ha colpito è l’umiltà di avermi fatto un colloquio tu, Io col mio vecchio capo non riuscivo ad avere un rapporto così bello fin dal primo momento. Le ho risposto che in questa azienda il primo dipendente sono io. Quindi se non do io l’esempio, come farete voi a dare l’esempio a tutte le altre persone?”

Come costruire un impero nel franchising: la diversificazione come strategia vincente

Francesco, partiamo dai numeri. Oltre 100 punti vendita: ci racconti in quali settori operate?

Nasciamo nelle telco negli Anni 90, ed era il nostro core business principale. Oggi abbiamo oltre 50 punti vendita in quel settore. Siamo il più importante partner di Fastweb e Vodafone in Italia. Poi da lì, negli anni, abbiamo ampliato ed evoluto le nostre vedute passando per il settore energia, dove abbiamo oltre 40 punti vendita con Iren, in tutta Italia, dal nord al sud“.

Ma la vera svolta arriva dieci anni fa. “Dalla mia passione per il food nasce l’idea di investire nel settore“, spiega Torcasio. “Certamente non è solo per la passione, ma anche per le opportunità che il food ti dà oggi, se è fatto nel posto giusto, con il brand giusto e gestito nel modo giusto. Nel 2016 firmiamo un accordo con Löwengrube, con cui apriamo il primo punto vendita due anni dopo. Questo è il nostro primo passo nel food. Negli anni seguiranno gli accordi con KFC, La Piadineria, in ultimo Smash Burger e Old Wild West“.

La gestione di un’attività nell’energia o nelle telco è molto diversa dal food. Cosa ti ha spinto a diversificare proprio in questo settore?

Diversificare è doveroso e necessario se vuoi ampliare la tua rete”

La filosofia imprenditoriale di Torcasio si basa su un principio chiaro: “Io vedo il nostro business di sviluppo retail come il business della borsa. Che succede se tu hai più settori e un settore in un momento specifico ha un crollo? Ne hai un altro che in quel momento invece va bene. Ci può essere il caso in cui le telco non vanno benissimo, l’energia sale, la ristorazione un po’ scende. Le oscillazioni della borsa portano ad avere sempre le tue quote, il tuo capitale investito nello stesso livello o anche meglio, e quindi avrai un’azienda sempre sana che non dipende dalle oscillazioni del mercato.”

Hai intenzione di diversificare in ulteriori settori?

Siamo aperti a varie possibilità e varie opportunità. Sicuramente abbiamo vagliato negli ultimi tempi altri settori merceologici, altre attività sulle quali stiamo lavorando, però devono essere profittevoli e devono essere congeniali a quelli che sono il nostro know-how, il nostro modo di lavorare. Sicuramente non apriamo negozi per diversificare, solo per fare bandierina. Noi apriamo per fare business e quindi quelle attività devono essere coerenti con l’idea di sviluppo che è nella mia testa“.

Espansione nel franchising: la regola delle 10 unità minime

Un aspetto interessante della strategia di T Holding Group emerge quando Torcasio spiega: “Quando apriamo, dobbiamo aprire in maniera massiva. Non c’è un’apertura che sia fatta da un locale: ci sono piani di sviluppo a medio o breve termine, fatti da un minimo di dieci punti vendita“.

Background imprenditoriale: la cultura del lavoro come base del successo

Francesco, quando parli sembra che tutto sia relativamente “facile”. Qual è il tuo background?

Sono figlio di imprenditori, mio nonno materno era un imprenditore, i miei zii altrettanto, quindi diciamo che in qualche modo ho respirato un’aria imprenditoriale, basata sempre però sul lavoro quotidiano. E come vi raccontavo prima, dietro le quinte, più crescono le mie aziende più io lavoro“.

Leadership nel franchising: l’importanza dell’esempio dal vertice

Quello che contraddistingue il mio lavoro da tanti altri, da alcuni, è che io continuo a lavorare con la stessa voglia, lo stesso entusiasmo, la stessa ambizione, gli stessi sacrifici di quando ero io il primo dipendente della mia azienda. E se si vogliono raggiungere successi bisogna essere perseveranti e attenti ogni giorno di più. Io lo faccio con passione, il mio lavoro mi piace, le mie 18-19 ore di lavoro al giorno non mi pesano, quindi va bene così“.

Franchising in Italia: la scelta strategica del modello affiliato

Perché hai scelto il franchising come modello di business?

Ci trovavamo nel mondo delle telco. Le telco cominciarono a fare questi monomarca, all’inizio erano chiamati monomarca. Il nome franchising negli Anni 90 non era un nome di uso comune in Italia“. E come valuti un brand prima di firmare? “Prima con gli occhi del cliente, poi con la visione imprenditoriale, poi con l’adattamento al mercato italiano. La notorietà del brand viene dopo”. La sostanza è un ribaltamento di prospettiva: vent’anni fa chiamava i franchisor che non lo richiamavano. Oggi sono loro a cercarlo.

Insomma, un percorso che parte dagli anni Novanta e che ha portato alla costruzione di uno dei più importanti gruppi multi-unit del Paese, dove la diversificazione settoriale, la pianificazione strategica e soprattutto l’esempio quotidiano del leader rappresentano i pilastri di un successo misurabile non solo in numeri, ma nella costruzione di un’organizzazione solida che conta oggi 700 collaboratori.

Leave a Reply